Re Carlo parlerà di colonialismo e schiavitù nei Caraibi, atteso mea culpa
Il sovrano è atteso nella regione fra un mese. Ma resta silenzio su risarcimenti Gb
Re Carlo III, atteso dal 27 al ottobre al 4 novembre nella regione dei Caraibi da un delicato tour in vari Paesi del Commonwealth, non intende "eludere" il tema del colonialismo e del traffico di schiavi legati alle memorie più oscure del defunto Impero Britannico come di altre potenze europee. Lo hanno sottolineato oggi fonti di Buckingham Palace, a margine delle diffusione di alcuni dettagli sulla delicata visita, che vedrà Carlo far tappa in Guyana (nel continente latino americano), nelle isole Bahamas e infine ad Antigua e Barbuda: dove verrà raggiunto dalla regina Camilla e dove a inizio novembre presiederà un vertice annuale dei capi di governo del Commonwealth. Il monarca, che compirà 78 anni a novembre, è deciso a ricordare anche "i giorni più oscuri" del passato del suo Paese e della monarchia, hanno detto le fonti di palazzo, per poi sottolineare come "dibattiti importanti siano in corso sul tema dell'eredità coloniale e delle conseguenze transgenerazionali legate al traffico attraverso l'Atlantico di persone ridotte in schiavitù". L'attesa, secondo i media, è di una sorta di mea culpa a nome dei suoi predecessori, per le responsabilità britanniche del passato, dopo che già nel 2021, allora in veste di principe di Galles, il primogenito della regina Elisabetta II aveva toccato l'argomento con ammissioni senza precedenti nei toni di casa Windsor: parlando della tratta degli schiavi come di "un'atrocità" destinata a "macchiare per sempre la nostra storia". I Paesi caraibici del Commonwealth, alcuni dei quali orientati a non riconoscere più il sovrano britannico come capo di Stato, secondo l'esempio di quanto fatto da Barbados con la trasformazione formale in repubblica di 5 anni fa, chiedono peraltro da tempo scuse formali da parte degli Stati europei eredi delle potenze coloniali del passato e in particolare dal Regno Unito; nonché riparazioni economiche potenzialmente multimiliardarie per compensare le conseguenze storiche dello schiavismo. Risarcimenti su cui i governi di Londra si sono finora sempre rifiutati di aprire il minimo spiraglio concreto di negoziato.
I.Barone--IM