Marte: una super tempesta di polvere potrebbe spiegare perché ha perso l'acqua
Nuovi indizi dalle osservazioni di tre sonde spaziali
Marte potrebbe aver perso la sua acqua per colpa di tempeste di polvere particolarmente intense e localizzate come quella documentata nel 2023: simili eventi, che possono verificarsi in qualsiasi periodo dell'anno, sarebbero in grado di trasportare grandi quantità di vapore acqueo fino agli strati alti dell'atmosfera, dove i raggi ultravioletti ne scindono le molecole liberando l'idrogeno che poi fugge nello spazio. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment da un team internazionale che vede coinvolto anche Giancarlo Bellucci dell'Istituto nazionale di astrofisica a Roma. Lo studio, che sfida gli attuali modelli climatici marziani, si basa sui dati raccolti da tre missioni spaziali (ExoMars dell'Agenzia spaziale europea, la sonda Hope degli Emirati Arabi Uniti e il Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa) in occasione di una forte tempesta di polvere avvenuta durante l'estate dell'emisfero nord nel cosiddetto anno marziano 37 (sulla Terra era agosto 2023). In concomitanza con quell'evento, breve ma di un'intensità mai osservata prima, si è registrato un insolito aumento del vapore acqueo nello strato intermedio dell'atmosfera, con valori fino a dieci volte oltre la norma. Pochi giorni dopo la tempesta, sono state osservate concentrazioni di vapore acqueo insolitamente elevate oltre i 40 chilometri di altezza alle alte latitudini settentrionali, seguite da un aumento dell'idrogeno in 'fuga' verso lo spazio. Finora si riteneva che questo meccanismo fosse rilevante soprattutto durante le stagioni più calde dell'emisfero sud, ma i nuovi risultati dimostrano che anche l'emisfero nord può contribuire alla perdita di acqua, ampliando la finestra temporale in cui Marte può perdere acqua dalla propria atmosfera. I ricercatori sottolineano che in passato l'asse del pianeta potrebbe aver avuto un'inclinazione molto più pronunciata rispetto a oggi, favorendo tempeste simili in epoche con climi mediamente più caldi. Questa nuova "via di fuga" dell'acqua potrebbe quindi contribuire a spiegare parte della discrepanza tra la quantità di acqua che si ritiene fosse presente miliardi di anni fa sul Pianeta rosso (sufficiente, secondo alcune stime, a coprire gran parte della sua superficie con oceani profondi centinaia di metri) e l'attuale stato arido e desertico.
D.Lombardi--IM