I cani da slitta hanno sviluppato zampe più corte per trainare meglio
La prova nelle ossa di antichi esemplari vissuti 2.000 anni fa
I cani da slitta, impiegati dall'uomo per attraversare l'Artico da almeno 9.000 anni, hanno sviluppato zampe più corte che li rendono più efficienti nel trainare i carichi. Lo dimostra lo studio pubblicato sulla rivista iScience da un team internazionale guidato dagli archeologi dell'Università di Haifa, in Israele. Le più antiche testimonianze legate all'uso di slitte trainate da cani risalgono a circa 9.000 anni fa, nell'isola di Zhokhov (nell'attuale Russia). Tuttavia, poiché le attrezzature per slitte si trovano raramente nei reperti archeologici, è difficile stabilire quando e dove tale pratica sia nata e si sia diffusa. Vari studi hanno dimostrato che le attività svolte in collaborazione con l'uomo possono lasciare tracce nello scheletro degli animali. Così il team guidato da Mitya Kletzerman si è chiesto se anche i cani da slitta avessero sviluppato tratti scheletrici specifici per adattarsi alle sollecitazioni fisiche legate al traino della slitta. Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno sviluppato un modello biomeccanico con cui hanno dimostrato che un modo efficace per trainare una slitta a pieno carico consiste nell'abbassare il baricentro, aumentando così la capacità di generare forza di trazione. Confrontando le ossa di 60 canidi, tra cui cani da slitta, lupi, meticci e cani di tipo spitz, è emerso che i cani da slitta presentano radio, ulna e tibia più corti del 6% rispetto agli altri canidi. Per capire se tale caratteristica fosse già presente in passato, il team ha esaminato 82 ossa e tre scheletri di cani sepolti ritualmente, provenienti da tre siti archeologici associati ad antiche popolazioni Inuit nell'odierna regione russa della Cukotka e risalenti a un periodo compreso tra 2.000 e 500 anni fa. Circa l'89% delle ossa è risultato compatibile con la conformazione tipica dei moderni cani da slitta (ossa degli arti più corte), così come tutti e tre gli esemplari sepolti ritualmente. I risultati suggeriscono che questa configurazione scheletrica potrebbe essere utile per identificare i cani da slitta, anche quando i resti archeologici sono incompleti o mancano prove dirette dell'uso di attrezzature per slitte.
U.Sparacello--IM