Opus13 Quartet a Bologna e Ferrara tra Bartók, Franceschini e Beethoven
Il 6 e 7 ottobre dal classicismo di Beethoven alla contemporaneità di Franceschini
Il quartetto d'archi tra tradizione e contemporaneità è al centro dei prossimi appuntamenti di Bologna Festival e Ferrara Musica, con l'Opus13 Quartet, giovane formazione norvegese composta da Sonoko Miriam Welde ed Edvard Erdal ai violini, Albin Uusijärvi alla viola e Daniel Thorell al violoncello. Il quartetto sarà martedì 6 ottobre alle 20.30 all'Oratorio San Filippo Neri di Bologna, per la rassegna 'Il Nuovo, l'Antico, l'Altrove' di Bologna Festival, e mercoledì 7 ottobre alle 18 al Teatro Comunale di Ferrara, per la stagione concertistica di Ferrara Musica. Il programma mette in dialogo tre epoche e tre differenti concezioni della scrittura per quartetto: il 'Quartetto per archi N. 3' di Béla Bartók, 'Notturno (secondo quartetto d'archi)' di Matteo Franceschini, in prima esecuzione assoluta, e il 'Quartetto in re maggiore Op. 18 N. 3' di Ludwig van Beethoven. La nuova composizione è stata commissionata da Bologna Festival e Ferrara Musica. "Notturno - spiega Franceschini - nasce come secondo quartetto d'archi dopo Divertimento e guarda questa volta al mondo romantico. Il brano è articolato in tre movimenti, ciascuno costruito a partire da un'unica cellula o gesto musicale destinato a trasformarsi nel corso dell'ascolto. Nel primo movimento una formula ritmica viene ripetuta e progressivamente modificata fino a una sorta di cristallizzazione, dalla quale emerge il movimento successivo. Il secondo, un Adagio, sviluppa l'idea della sequenza melodica, con un canto che si ripete e si trasforma in una dimensione intima, quasi un omaggio alla voce e al Lied. Nel terzo movimento il nucleo generatore è invece una successione accordale. È nella tensione tra riconoscibilità e trasformazione che 'Notturno' si confronta con il Romanticismo, facendo della metamorfosi un principio di invenzione musicale". Il brano sarà presentato accanto alla modernità anticonvenzionale di Bartók e alla matrice classica di Beethoven, in un percorso che attraversa epoche e linguaggi mantenendo il quartetto come luogo privilegiato di dialogo e sperimentazione.
P.Conti--IM